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mercoledì 11 giugno 2014

McLintock! (1963)

Locandina del film
McLintock! è una commedia western del 1963 diretta da Andrew V. McLaglen e che ha per protagonista John Wayne. Si tratta di uno dei film di maggior successo di John Wayne, anche se i toni del film hanno nel tempo diviso la critica e l'audience tra chi ha apprezzato il film e chi no.

Nel film John Wayne interpreta un ricco proprietario terriero che ha fatto fortuna allevando bestiame. All'inizio del film viene messa in risalto la sua condizione di single: quando non è intento a giocare a scacchi, passa il tempo libero a ubriacarsi e, nel tornare a casa, si esibisce in un numero in cui risulta infallibile: lanciare il cappello in cima alla banderuola segnavento in cima al tetto.
Un giorno McLintock assume Dev (Patrick Wayne, il figlio di John), un ragazzo appena trasferitosi nella zona in cerca di fortuna, assieme alla sorella minore e alla madre Louise Warren (Yvonne De Carlo), che viene assunta come cuoca.
È a questo punto che compare la moglie di McLintock, Katherine (Maureen O'Hara), che lo aveva lasciato due anni prima perché sospettava che la tradisse.
Il motivo del suo ritorno al ranch, oltre alla richiesta di divorzio, è la loro figlia Becky (Stefanie Powers), di ritorno dal collegio, e di cui vuole ottenere l'affidamento, cosa a cui ovviamente McLintock si oppone.
Becky è inizialmente attratta da Douglas (Jerry Van Dyke), ma presto si innamorerà di Dev. La situazione tra McLintock e la moglie è molto più burrascosa, e si risolverà con un frenetico inseguimento per tutto il paese che si conclude con Mclintock che prende a sculacciate la moglie, convincendola a tornare con lui.

In primo piano John Wayne intento a sculacciare
Maureen O'Hara, mentre sullo sfondo Patrick
Wayne e Stefanie Powers osservano divertiti.
Questa commedia, liberamente ispirata alla commedia "La bisbetica domata" di William Shakespeare, all'epoca fu un gran successo. Onestamente ho iniziato a guardare il film con un po' di titubanza, perché in genere preferisco guardare western più "seri", ma già a metà del film mi sono dovuto ricredere, e alla fine ho dovuto ammettere che nel complesso mi sono anche divertito. Ovviamente il film è tutt'altro che perfetto: ho trovato un po' eccessive le scene musicali, e forse si poteva fare a meno di qualche altra scena che rallenta il ritmo del film.
 È evidente guardando il film come John Wayne fosse molto a suo agio nella parte di George Washington McLintock, ma anche il resto del cast svolge un ottimo lavoro. Da menzionare l'ottima interpretazione di Maureen O'Hara, che abbiamo già visto al fianco di John Wayne nel film RioGrande.
In realtà considerare questo film come una semplice commedia sarebbe in parte riduttivo, in quanto il film presenta anche una certa componente politica che secondo molti critici rispecchia la visione politica e non solo di John Wayne.
John Wayne e Yvonne de Carlo
in un'altra scena del film. 
Quella che traspare è una visione molto conservatrice riguardo a molti aspetti, come per esempio la famiglia e il ruolo un po' subordinato della donna, ma in parte viene bilanciata da aspetti più liberali, come per esempio la tutela dei diritti dei Nativi Americani, o la decisione di McLintock di lasciare gran parte della sua proprietà al governo americano dopo la sua morte.


Per concludere, si tratta di una commedia che a distanza di 50 anni è ancora in grado di divertire, ma soprattutto rimane un film essenziale la cui visione della società e della politica influenzerà gran parte dei successivi film western di John Wayne.

domenica 1 giugno 2014

Impiccali più in alto (1968)

Locandina originale del film
Dopo l'enorme successo internazionale ottenuto recitando nella mitica "Trilogia del dollaro", Clint Eastwood nel 1968 si dedica ancora una volta nel cinema western recitando come protagonista nel film Impiccalo più in alto (Hang 'em high) diretto da Ted Post, con cui avrebbe lavorato successivamente anche in Una 44 Magnum per l'ispettore Callaghan. In realtà la prima opzione alla regia era Sergio Leone, che però era già occupato alla lavorazione di un altro capolavoro del cinema western, C'era una volta il West.

Il film è ambientato nei territori dell'Oklahoma, nel 1889, e le prime scene mostrano Jed Cooper (Clint Eastwood), un ex vicesceriffo che ha deciso di darsi all'allevamento di bestiame,  che viene fermato da una banda formata dal Capitano Wilson (Ed Begley), Reno (Joseph Sirola), Miller (Bruce Dern), Jenkins (Bob Steele), Matt Stone (Alan Hale Jr.), Charlie Blackfoot (Ned Romero), Maddow (Russell Thorson), Tommy (Jonathan Lippe) and Loomis (L. Q. Jones). Questi lo accusano di aver rubato il bestiame, ma senza attendere un giusto processo decidono di eseguire immediatamente la sua impiccagione. Jed si salva miracolosamente grazie all'intervento dello sceriffo Dave Bliss (Ben Johnson), e portato di fronte al giudice Adam Fenton (Pat Hingle), viene riconosciuto innocente e viene nominato sceriffo. Da questo punto in poi l'unico obbiettivo di Jed è quello di identificare e catturare coloro che avevano tentato di linciarlo.

Il cast del film è di tutto di rispetto: infatti oltre al protagonista Clint Eastwood, troviamo anche altri grandi interpreti del cinema western: Ben Johnson per esempio ha lavorato in importanti western come Rio Grande (1950) e Il mucchio selvaggio (1969). Stesso discorso per Bruce Dern, che ha spesso interpretato il ruolo di cattivo in diversi film western, tra cui I giustizieri del west (1975). Nel film inoltre fa una breve apparizione anche Dennis Hopper (attore e regista del famoso Easy Rider).

Ecco come veniva applicata la legge nel West...
Il film si sviluppa attorno alla sete di vendetta del protagonista, ma cerca di approfondire anche il rapporto a volte discutibile tra giustizia e violenza. Questo dilemma è impersonato nella figura del giudice  Fenton, che offre una visione molto violenta della giustizia. Infatti non esita a dichiarare che qualunque forma di clemenza verrebbe recepita dalla popolazione come una scusa per non rispettare la legge.
Il personaggio del giudice Fenton è ispirato a un giudice realmente esistito, il giudice Isaac Parker, che per lo zelo con cui condannava gli imputati alla forca, era soprannominato The Hanging Judge. Parker operò a Fort Smith in Arkansas e la sua giurisdizione comprendevano anche i territori dell'Oklahoma, che a fine ottocento erano ancora un territorio di frontiera, sede anche di molte riserve indiane. Un altro aspetto storico che viene messo in evidenza dal film era la difficile e pericolosa attività dello sceriffo federale che operava nei territori di frontiera.
Impiccalo più in alto è il primo film prodotto dalla società di produzione Malpaso Production di proprietà dello stesso Eastwood, fondata nel 1968 e ancora in attività.

Nel film è possibile avvertire tracce delle atmosfere che caratterizzano i western di Sergio Leone, in gran parte proprio per la presenza di Clint Eastwood che interpreta un personaggio molto simile al cavaliere senza nome dei film di Leone. A parte questo però, il livello complessivo è nettamente inferiore, anche se per quanto detto in precedenza, ritengo che valga comunque la pena vederlo.
 
La locandina italiana
del film
STORIA:  la storia non presenta nulla di particolare e non è molto originale, ma ho apprezzato i tanti riferimenti a personaggi e eventi storici. 6/10

PERSONAGGI: Eastwood ripropone in larga misura lo stesso personaggio visto nei film della Trilogia del dollaro, anche se qui non vaga libero per il west ma è a tutti gli effetti un uomo di legge. Interessante la figura del giudice Fenton, mentre i cattivi del film ritengo siano stati un po' trascurati.  6/10

COMPONENTE FEMMINILE: praticamente inesistente, se si escludono le prostitute del bordello locale e dal personaggio di Rachel Warren (Inger Stevens), che però sembra messo lì giusto perché un personaggio femminile ci vuole sempre. 4/10

AMBIENTAZIONE: non è sfruttata al massimo, anche perché gran parte del film si svolge all'interno di paesi piuttosto anonimi. 5/10

SPARATORIE: le scene d'azione breve e non risultano particolarmente entusiasmanti, ma nel complesso sono ben organizzate. 6/10


COLONNA SONORA: nel complesso mi è piaciuta, anche se in certi casi, l'ho trovata un po' troppo invadente. 5/10

mercoledì 28 maggio 2014

Rio grande (1950)

Poster Rio grande
Rio Grande è un classico del cinema western diretto da John Ford nel 1950 e che ha come protagonista il grande John Wayne.
Si tratta del terzo film della famosa "trilogia della cavalleria" di John Ford, che comprende anche Il massacro di Fort Apache (1948) e I cavalieri del Nord Ovest (1949).
In Italia, per motivi a me incomprensibili, il titolo è diventato Rio Bravo, che è il titolo di un altro film western sempre con John Wayne del 1959 che in Italia è stato tradotto col titolo "Un dollaro d'onore".

Il film è ambientato nel 1879 sulla frontiera tra Texas e Messico dove il colonnello Kirby Yorke (John Wayne) guida un avamposto della cavalleria, con l'ordine di fronteggiare le ripetute e selvagge scorribande degli indiani.
Un giorno il figlio del colonnello, Jefferson Yorke (Claude Jarman Jr.), arriva al campo assieme a un gruppo di nuove reclute. Il ragazzo aveva provato a intraprendere la carriera da ufficiale, ma fallisce gli esami a West Point, per cui ha deciso di proseguire la sua carriera militare come soldato semplice. Inizialmente il colonnello Yorke cerca di mantenere un atteggiamento distaccato nei confronti del figlio, ma in più di un occasione si abbandona ad atteggiamenti protettivi. Comunque sul campo il ragazzo dimostra di essere un buon soldato, ma a questo punto al campo giunge la madre di Jefferson, Kathleen Yorke (Maureen O’Hara), intenzionata a riportarlo a casa. Ovviamente non è così semplice, perché la richiesta deve essere sottoscritta dallo stesso Jefferson, che appare molto risoluto nel continuare per la propria strada, e l'autorizzazione deve essere concessa dal colonnello Yorke.
La famiglia Yorke al completo.
È evidente fin dal primo momento che la situazione tra Yorke e la moglie è alquanto complessa: da un lato c'è ancora una forte attrazione tra loro, ma la moglie non ha ancora perdonato quanto accaduto 15 anni prima durante la campagna della Valle dello Shenandoah, quando il colonnello Yorke, ubbidendo a ordini superiori, dette fuoco a molte fattorie sudiste, tra cui quella della famiglia di sua moglie.
Durante l'addestramento veniamo a scoprire anche che una delle nuove reclute, il soldato Tyree (interpretato da Ben Johnson, che avrà una lunga carriera che lo porterà a recitare anche con Clint Eastwood, nel 1968, in Impiccalo più in alto), è accusato di omicidio, ma riesce a fuggire prima che lo sceriffo riuscisse a catturarlo.
A un certo punto gli indiani attaccano il campo; la cavalleria risponde all'attacco, ma per l'ennesima volta il colonnello York deve desistere dallo sferrare l'attacco finale agli indiani perché costretto a fermarsi sulle sponde del Rio Grande, al confine con il Messico.
Poi finalmente il generale Sheridan (J. Carrol Naish)concede a York questa possibilità, a patto che se ne assuma tutte le responsabilità, soprattutto in caso di esito negativo. Per York è l'occasione che attendeva da una vita: organizza una spedizione al di là del Rio Grande, mentre il resto della cavalleria avrebbe scortato la carovana di donne e bambini fino a Fort Bliss.
Purtroppo sono quest'ultimi a vedersela con gli indiani, che riusciranno anche a rapire un gruppo di bambini. Per fortuna il soldato Tyree, in precedenza fuggito dal campo, intercetta gli indiani in fuga scoprendo il loro nascondiglio. Non solo: una volta raggiunto il colonnello York, si offre volontario come avanguardia nella missione di recupero dei bambini. York accetta l'offerta, concedendogli di scegliere le persone da portare con sé in questa pericolosa missione; tra le persone scelte da Tyree, c'è anche Jefferson.
Il soldato Tyree in azione contro gli indiani.
La missione di recupero è un pieno successo, anche se il colonnello York rimane ferito da una freccia; Jefferson riceve un'onorificenza mentre Tyree, con l'aiuto del colonnello, riesce ancora una volta a fuggire allo sceriffo che ha alle calcagna.

Rio Grande è un film che appartiene all'epoca classica del cinema western, dove gli indiani erano i cattivi e l'uomo bianco rappresentava sempre la parte buona. Non dico questo con tono polemico; piuttosto si tratta di una semplice osservazione che resta valida per la gran parte del cinema western prodotto negli anni '50.
Il film, oltre per l'ottima regia e gli scenari spettacolari nonostante il bianco e nero, è ricordato soprattutto perché presenta per la prima volta la coppia formata da John Wayne e Maureen O'Hara.
La coppia appare fin da subito molto affiatata, con John Wayne veramente a proprio agio nel ruolo del colonnello della cavalleria strenuamente ligio al suo dovere, mentre la O'Hara è molto convincente nel ruolo della fiera e aggressiva donna del Sud.
I due reciteranno insieme in altri quattro film: Un uomo tranquillo (1952), Le ali delle aquile (1957), McLintock! (1963 e Il grande Jake (1971).
Una cosa interessante in questo film è l’inserimento nella storia di personaggi e fatti reali, che collocano il film in un preciso contesto storico. In particolare mi riferisco al Generale Philip Sheridan, che è realmente esistito ed è stato un protagonista della campagna della Valle dello Shenandoah nel 1864 e, a guerra di Secessione terminata, ebbe un ruolo determinante nelle guerre indiane.
 
Un'immagine del vero generale
Philip Sheridan
STORIA:  la storia è ben gestita e mescola in modo armonioso scene di azione con momenti più tranquilli, per la maggior parte incentrati sul rapporto tra Yorke e la moglie. In generale comunque la storia è piuttosto lineare e piacevole da seguire. 7/10

PERSONAGGI: John Wayne è semplicemente perfetto nel ruolo del protagonista, e anche il resto del cast si comporta ottimamente. Personalmente ho apprezzato molto il personaggio del soldato Tyree, che con il suo atteggiamento un po’ guascone fornisce una maggiore vitalità al film, soprattutto nelle parti più salienti. 7/10

COMPONENTE FEMMINILE: l’unica protagonista femminile è interpretato da Maureen O’Hara, che regge bene la scena, anche considerando che praticamente l’intero film si svolge all’interno di un campo militare. 7/10

AMBIENTAZIONE: che dire, la Monument Valley riesce ad apparire straordinaria anche in immagini in bianco e nero. 8/10

SPARATORIE: le scene d'azione in realtà non sono tante ma a mio parere sono ben gestite, soprattutto per quanto riguarda l’attacco da parte degli indiani al convoglio di donne e bambini e anche l’attacco finale della cavalleria al rifugio indiano. Certo, oggi fanno un po’ sorridere le parti in cui le scene sono state volutamente velocizzate per dare più dinamicità agli scontri a fuoco, ma sarebbe ingiusto non tenere in considerazione che si tratta di un film girato nel 1950. E comunque rimane un punto a favore il fatto che anche nelle scene più frenetiche lo spettatore è sempre in grado di capire chi spara a chi e più in generale cosa sta succedendo. 8/10

COLONNA SONORA: onestamente ho trovato un po’ eccessive le parti cantate, e anche un po’ noiose. Ma come detto in precedenza, va tenuto conto che probabilmente questo era ciò che invece piaceva al pubblico dell’epoca. 6/10



lunedì 26 maggio 2014

Nevada Smith (1966) Extended Version

Nevada Smith è un film diretto da Henry Hathaway nel 1966, sulla base di una sceneggiatura scritta da J. M. Hayes che si ispirò a un personaggio del romanzo "The Carpetbaggers" scritto da Harold Robbins nel 1964.
Locandina del film

Si tratta sostanzialmente di un film sulla vendetta, ma in qualche modo si concentra anche sul percorso di formazione del protagonista Max Sand (interpretato da Steve McQueen), che all'inizio del film è un ingenuo ragazzo mezzosangue (la madre è indiana) che vede i propri genitori assassinati dopo essere stati a lungo torturati da tre banditi.
Max Sand si lancia subito all'inseguimento, ma è poco più che un ragazzo e non ha la più pallida idea di cosa vuol dire affrontare il selvaggio west. Per sua fortuna durante l'inseguimento incontra numerose persone che in un modo nell'altro lo aiutano; tra questi il più importante è il commerciante di armi Jonas Cord (Brian Keith) che gli insegnerà a sparare. Cercherà anche di convincerlo ad abbandonare i suoi propositi di vendetta, ma Max si dimostra irremovibile. Alla fine i due si separano, ma a questo punto Max è ormai diventato un perfetto pistolero, e si dirige in città, dove una prostituta indiana chiamata Neema (Janet Margolin) lo aiuterà a identificare il primo degli assassini a cui sta dando la caccia. Max riesce a ucciderlo, ma rimane gravemente ferito; Neema decide quindi di portarlo con sé nella riserva indiana per curarlo. Purtroppo la bellezza e la pace di quei luoghi non riescono a far desistere Max dalla vendetta, e una volta guarito si getta all'inseguimento della seconda preda, fino a raggiungere le paludi della Louisiana. Qui infatti l'assassino è stato imprigionato per aver tentato di rapinare una banca: Max decide quindi di seguirlo, e una volta entrato nella prigione, fa amicizia con lui. Ben presto i due studieranno un piano per evadere e, aiutati da Pilar (Suzanne Pleshette) cercheranno di fuggire. Durante l'evasione Max riesce a uccidere il suo compagno di fuga, ma dietro di sé dovrà lasciare anche il cadavere di Pilar, uccisa dal morso di un serpente.
Steve McQueen nei panni di Max Sand:
non proprio il classico mezzosangue...
La morta della ragazza lo turba, ma rimane fedele alla sua missione e andrà alla caccia del terzo e ultimo assassino. Prima però farà la conoscenza di Padre Zaccardi (Raf Vallone) che gli racconterà di come le loro storie personali sono molto simili (i suoi genitori erano stati uccisi dagli indiani quando lui era molto piccolo), ma che lui aveva rinunciato alla vendetta. Neanche in questo caso Max si lascia convincere e finalmente raggiunge  l'ultimo assassino, Tom Fitch (Karl Malden), che con una banda di malfattori si accingeva ad assalire un convoglio carico d'oro in Arizona. Qui il copione è molto simile a quanto detto in precedenza: prima entrerà nelle grazie di Fitch, per poi ultimare la sua vendetta.
In realtà all'ultimo momento Max rinuncerà a uccidere Fitch, lasciandolo ferito in riva a un fiume.

La prima particolarità del film che si nota è la bizzarra scelta di far interpretare a  un trentaseienne Steve McQueen la parte di un giovane mezzosangue, che si può spiegare solamente considerando il periodo in cui il film è stato concepito e realizzato, ovvero gli anni '60. In questo periodo infatti il movimento per i diritti civili era al massimo della sua influenza e il tema della razza era molto popolare.
A parte questo la sceneggiatura è molto lineare, ma nel complesso il film è piacevole da vedere, anche nella extended version che dura poco più di due ore. Questo grazie anche alla buona interpretazione degli attori, e in particolare dello stesso Steve McQueen che, pur trovandosi fuori ruolo per fisicità, riesce comunque a distinguere bene il Max Sand giovane e ingenuo della prima parte del film dal Max Sand intento a cercare vendetta. Molto buona anche la regia e soprattutto ottima l'ambientazione, che spazia dal deserto del west americano alle paludi del Sud.
Steve McQueen con la bella Suzanne Pleshette.
Il tema razziale a cui ho accennato in precedenza emerge solo a tratti, senza appesantire troppo la narrazione degli eventi, e anche il percorso di formazione di Max Sand rimane sempre in secondo piano, in favore di una maggiore attenzione alle tematiche più convenzionali del genere western: sparatorie, inseguimenti, il pistolero solitario in cerca di vendetta, ecc.


In definitiva un film che riesce ancora a intrattenere, e dove il tema della vendetta e della redenzione finale del protagonista vengono sviluppati ottimamente a differenza di western più recenti come per esempio The LoneRanger, dove si è pensato di più all'apparenza piuttosto che alla sostanza.

STORIA:  sceneggiatura lineare e nel complesso piuttosto convenzionale, ma riesce comunque a mantenere desto l’interesse dello spettatore. 7/10

PERSONAGGI: impossibile non fare il tifo per Max Sand nella sua ricerca di vendetta. In generale tutti interessanti (chi più, chi meno) i personaggi che ruotano attorno il protagonista, compresi i tre villain del film. 7/10

COMPONENTE FEMMINILE: due i personaggi femminili, l’indiana Neema e Pilar, che aiuterà Max Sand a evadere dal carcere in Louisiana. Per quanto non compaiono per lungo tempo su schermo, non sono messe lì solo per una questione estetica ma svolgono un importante ruolo nella maturazione del protagonista, anche a livello morale. 7/10

AMBIENTAZIONE: in questo film il protagonista si ritrova a girovagare in lungo e in largo per tutto il West, tanto che durante la produzione del film sono state utilizzate 46 diverse location nell’Ynyo National Forest (che si estende tra la California del sud e il sud-ovest del Nevada) e nella Owens Valley che si trova nella Eastern Sierra Mountains (sempre nel sud della California). 9/10

SPARATORIE: le scene d’azione non sono tante ma nel complesso sono ben distribuite durante l’intera durata del film. Ben fatto l’assalto alla diligenza carica d’oro alla fine del film. 6/10


mercoledì 14 maggio 2014

The Lone ranger (2013)


Locandina del film, con i due
protagonisti.
Di questi tempi l'uscita di nuovi film western è cosa rara, soprattutto se si parla di grandi produzioni destinate a un pubblico molto vasto. Per questo attorno al film "The Lone ranger" si erano venute ad accumulare forti aspettative, trattandosi della nuova prova della coppia Verbinsky & Deep, dopo il grosso successo ottenuto con la serie dei pirati dei Caraibi. Purtroppo i timori attorno a questo film si sono rivelati fondati, confermati anche dallo scarso incasso e dalla tiepida accoglienza da parte di critica e pubblico.

Sostanzialmente si tratta di un film brutto, in cui sono veramente poche le cose che si salvano e onestamente non mi va di mettermi a fare un riassunto della trama (ma se proprio vi interessa, ne potete trovare una versione esaustiva qui).
Preferisco invece parlare di cosa non va, a partire dal protagonista, che secondo me è uno dei peggiori che abbia mai visto in un film western. Il problema non è tanto la prestazione di Armie Hammer, che secondo me è passabile soprattutto nei duetti con Jonny Deep, ma piuttosto il modo in cui è stato costruito il personaggio del Lone ranger.
La storia del cittadino istruito pieno di principi morali che si avventura nel selvaggio west prima di tutto non è per nulla originale (Faccia a faccia del 1967, diretto da Sergio Sollima, sfruttava la stessa idea iniziale, sviluppandola poi in maniera molto più sensata), ma la svolta che avrebbe dovuto trasformare il giovane avvocato pieno di principi in un implacabile vendicatore non si palesa mai, anche se è quello che, magari anche solo inconsciamente, tutti si aspettano. E questo rende del tutto illogico e quindi inverosimile l'atteggiamento del personaggio:  paradossalmente è molto più verosimile Tonto nella sua ricerca di vendetta, perlomeno a livello di motivazioni.

Un altro problema è che non si capisce bene che genere di film sia: in certi frangenti sembra di essere di fronte a un film per ragazzi, e quindi con tutte le limitazioni che un film del genere impone, mentre in altre scene l'impressione è che si punti ad accontentare anche un pubblico più adulto. Il risultato però è che non si riesce a soddisfare nessuna delle due fasce di spettatori: un vendicatore mascherato che si rifiuta di sparare contro i suoi avversari può essere un personaggio adatto a un film per ragazzi, ma diventa del tutto assurdo in un film che cerca di prendersi un po' troppo sul serio, come in molti frangenti capita a The Lone ranger. Facciamo pure un esempio: in un classico della commedia western come "Lo chiamavano Trinità", abbiamo due protagonisti che, nell'arco dell'intero film, non uccidono neanche una persona, preferendo riempire  di cazzotti e schiaffoni i loro avversari. Nonostante questo il film funziona perché ha ben chiaro quale è il suo target di riferimento, tanto da mantenere questo tono da commedia per tutta la durata del film. Anche i cattivi di turno sono sostanzialmente delle macchiette comiche  coerenti con il genere di film proposto.
William Fitchner nei panni del crudele
Butch Cavendish.
Non è questa la situazione di Lone ranger: i due protagonisti da commedia vengono messi a confronto con due cattivi di tutto rispetto, che non sfigurerebbero in un western "serio". In una situazione del genere, è del tutto irrealistico che i due protagonisti, uno più tonto dell'altro, riescano a sopraffare i loro avversari che non si fanno scrupoli a uccidere e a fare a pezzi i loro avversari.

Il film poi è troppo lungo, con le scene d'azione concentrate all'inizio e alla fine del film, mentre nel mezzo il ritmo tende a rallentare un po' troppo, almeno per i miei gusti; per come la vedo io, se si vuole semplicemente fare un film di puro intrattenimento, un'ora e mezza di film sono più che sufficienti. Inoltre viene a mancare quel senso di epicità che invece pervadeva "I pirati dei Caraibi", soprattutto nelle scene d'azione, in parte perché la sceneggiatura tende a proporre una trama ridicola e totalmente inverosimile, ma anche a causa di una colonna sonora che manca di epicità e non è per nulla coinvolgente. Onestamente ho poi trovato del tutto assurda e pacchiana la scena dello scontro finale sul treno con l'overture del Guglielmo Tell di Rossini a dettare il ritmo.
Del film si salva l'ambientazione, molto bella e anche molto ben curata a livello di inquadrature e fotografia, e il personaggio di Tonto che, benché a volte sembri un po' troppo sopra le righe, è stato in più frangenti l'unico motivo per cui ho continuato a vedere il film fino alla fine.

STORIA:  la storia di per sé non è terribile, ma è piena di buchi logici che la rendono inverosimile e quindi difficile da digerire. 4/10

PERSONAGGI: John Ried è uno dei personaggi western più fastidiosi che mi sia mai capitato di vedere, mentre Tonto è una delle pochissime cose che si salvano del film. Molto buona anche la prova di  William Fichtner nei panni di Butch Cavendish. 5/10

COMPONENTE FEMMINILE: due i personaggi femminili. Il più interessante è quello di Red Harrington, interpretato da Helena Bonham Carter, padrona di una casa di tolleranza con una gamba in avorio che nasconde una sorta di fucile che userà in un paio di occasioni. Molto più insipido il personaggio di  Rebecca Reid (Ruth Wilson). 5/10

AMBIENTAZIONE: ottimi gli scenari e anche come sono stati gestiti, soprattutto a livello di inquadrature e fotografia. Forse l'unico vero motivo per cui consiglierei la visione di questo film. 8/10

SPARATORIE: le scene d'azione sono concentrate all'inizio e alla fine del film, e sono gestite in maniera dignitose, anche se troppo spesso  appaiono troppo inverosimili. In più non sono accompagnate da una colonna sonora in grado di valorizzarle. 6/10


COLONNA SONORA: non ai livelli di "I pirati dei Caraibi"; manca totalmente di epicità e non riesce a essere coinvolgente. 5/10

martedì 13 maggio 2014

I giustizieri del west (1975)

Nel 1975 Kirk Douglas dirige, produce e interpreta un film western intitolato Posse (tradotto poi in italiano come "I giustizieri del west”); il film non ottiene un grosso successo e tuttora è poco ricordato, ma a mio modesto parere si tratta di uno dei migliori western che abbia mai visto.
Nel cast troviamo anche un giovane Bruce Dern, che ha recitato in parecchi film western (ad esempio Impiccalo più in alto del 1968) e di recente premiato a Cannes come migliore attore protagonista nel film "Nebraska", e Bo Hopkins, già visto in altri film western, primo fra tutti "Il mucchio selvaggio".

Poster del film
 Howard Nightingale (Kirk Douglas) è uno sceriffo federale che ambisce a una carriera politica come senatore, e per raccogliere consensi si ritrova a capo di una squadra di vigilantes altamente selezionata con lo scopo di catturare il famoso rapinatore di banche Jack Strawhorn (Bruce Dern).
All'inizio del film assistiamo all'uccisione dei componenti della banda di Strawhorn per mano degli uomini di Nightingale ,  grazie anche alla soffiata di un componente della banda di Strawhorn che ha tradito.
Jack Strawhorn si salva, insegue il traditore e lo uccide; lo sceriffo della città prova a fermarlo, ma viene ucciso. Nightingale e la sua squadra si gettano quindi all'inseguimento del fuorilegge che chiede aiuto all'amico messicano Pepe e ai suoi uomini, per far rallentare i suoi inseguitori. Ci sarà uno scontro a fuoco in cui gli uomini di Nightingale si dimostrano implacabili e senza pietà, uccidendo tutta la banda di Pepe e catturando Strawhorn.
È un trionfo per Nightingale che vede sempre più vicina l'elezione a senatore, ma durante il viaggio in treno che avrebbe condotto Strawhorn in prigione, quest'ultimo riesce non solo a fuggire, ma anche a prendere Nightingale come prigioniero.
Nel finale, con un colpo di scena davvero sorprendente, Jack si prenderà la sua rivincita su Nightingale, che vede andare in fumo la sua futura carriera politica.
 
La squadra al servizio di Nightingale
La forza di questo film sta senza ombra di dubbio nella sceneggiatura, capace di dar voce alle inquietudini post Watergate e soprattutto alla forte disillusione caratteristici degli anni '70, anche se non mancano scene in grado di intrattenere lo spettatore, come la spettacolare fuga di Jack dal treno e il successivo rapimento di Nightingale, oppure le scene quasi comiche, come il siparietto dei due giornalisti costretti a cambiare ogni volta la prima pagina del giornale a causa del continuo ribaltarsi della situazione.

Kirk Douglas e Bruce Dern
Ed è proprio il ribaltamento dei ruoli uno dei punti di forza del film, e a un livello più profondo si può cogliere il messaggio che il bene e il male spesso si confondono, e che altrettanto spesso è la pura e semplice apparenza a consentire questa distinzione.  I presupposti fissati all'inizio del film, dove Douglas interpreta la parte dell'uomo di legge dalla parte del giusto, mentre Dern quella del criminale senza scrupoli, vengono letteralmente stravolti quando si giunge alla fine. Nightingale si mostra per quello che è, un politicante senza scrupoli, e questo riesce a renderlo ben peggiore del fuorilegge Strawhorn che invece dimostrerà a suo modo di avere una coscienza politica. Chi era l'eroe positivo del film ora si ritrova a essere il cattivo di turno e viceversa, il fuorilegge prima tanto odiato ora sembra essere non così cattivo come si pensava all'inizio. E quelli che all'inizio sembrano tanto fedeli, non esiteranno a farsi comprare una volta capito di essere stati sfruttati e ingannati.

"Non si compra chi è onesto" dice Nightingale nella stanza dell'hotel in cui Strawhorn lo tiene prigioniero.
"Chi è onesto rimane onesto fino a che gli conviene. Perciò io sono un ladro e tu un bugiardo!" gli risponde Strahorn.

Questo scambio di battute sintetizza il messaggio dell'intera opera e anticipa il qualche modo lo splendido finale, quando questa sorta di ribaltamento dei ruoli si concretizza.

Piccola curiosità. Nel 2010,al Santa Barbara Film Festival viene riproposta la visione di questo film, accompagnata da un botta e risposta finale tra Kirk Douglas, regista e interprete del film, e Quentin Tarantino, che definirà il film un "Watergate western", facendo riferimento alla forte vena politica dell'opera, indicandolo anche come uno dei migliori film western di tutti i tempi. Non sempre ho apprezzato i vecchi film che ogni tanto Tarantino recupera e cita come sua fonte di ispirazione, ma in questo caso condivido in pieno la sua scelta.

Purtroppo i video non sono sottotitolati, ma si tratta di una bella occasione per vedere assieme due mostri sacri del cinema . Enjoy!


Il resto del botta e risposta lo trovate qui e qui.


STORIA:  semplice e lineare, ma non per questo meno coinvolgente. È ottimo il ribaltamento dei ruoli durante il procedere del film ed è impreziosito da un imprevedibile finale. 8/10

PERSONAGGI: Kirk Douglas e Bruce Dern sono ottimi per i ruoli che vanno a interpretare, e anche il cast di supporto riesce a tenere alto il livello. 8/10

COMPONENTE FEMMINILE: è probabilmente l'aspetto meno curato del film, che offre un'immagine poco confortante delle donne. Infatti le poche donne rappresentate si concedono con estrema facilità agli uomini di Nightingale, pur essendo anche sposate.  4/10

AMBIENTAZIONE: classica ambientazione western, non particolarmente sfruttata perché gran parte del film si svolge nel piccolo centro abitato di Tesata, Texas. 7/10

SPARATORIE: come si suol dire, poche ma buone. Anche nelle scene più concitate si riesce sempre a capire cosa succede, e non si ha mai l'impressione che stiano sparando a casaccio. 7/10

domenica 11 maggio 2014

Bandido (1956)

Locandina del film
Per chi è appassionato di film western, come me, il canale di Sky dedicato al cinema, Sky classics, è sicuramente un buon punto di riferimento perché ogni settimana la sua programmazione prevede almeno due o tre western.
Ultimamente mi è capitato di vedere questo "Bandido", film del 1956 diretto da Richard Fleischer, regista molto duttile che nella lunga carriera ha spaziato dal cinema d'avventura al noir, passando attraverso famosi kolossal degli anni '60 come "Viaggio allucinante" e "Tora! Tora! Tora!".
Il film è praticamente costruito intorno alla figura di Robert Mitchum, sostenuto da una manciata di comprimari che gli reggono il gioco: Gilbert Roland è più che convincente nella parte del rivoluzionario messicano, mentre Zachary Scott interpreta un trafficante di armi americano in cerca di fortuna durante la guerra in Messico. L'unica componente femminile è rappresentata da Ursula Thiess in quello che probabilmente è il suo ultimo ruolo cinematografico prima del suo ritiro in seguito al matrimonio con Robert Taylor.

Il film è ambientato durante la guerra in Messico nel 1916, dove si fronteggiano l'esercito regolare da un lato, e i ribelli dall'altro. In questo contesto molti avventurieri americani non si fecero scrupoli a sfruttare la situazione per fare soldi, in particolare vendendo armi a una o all'altra parte. In questo contesto si muovono Wilson (Robert Mitchum) e Kennedy (Zachary Scott): quest'ultimo è un vero e proprio trafficante di armi, intenzionato a venderne un bel po' all'esercito regolare, ed è appena giunto in Messico con la moglie Lisa (interpretata da Ursula Thiess), proprio per concludere una consegna. Wilson invece simpatizza per i ribelli guidati dal colonnello Escobar, e sarebbe intenzionato a vendergli delle armi, se ne avesse. Per cui prima entra nelle grazie dei ribelli andando in loro soccorso in un momento di difficoltà, conquistandosi il soprannome di "El alacran" (lo scorpione) e poi architetta un piano insieme a Escobar per rubare le armi a Kennedy prima che le consegni all'esercito regolare.
Da qui in poi sarà un susseguirsi di colpi di scena che porteranno a uno scontato epilogo che non rivelo ma che penso possiate immaginare.

Il cast quasi al completo: Gilber Roland (a destra),
Ursula Thiess e Robert Mitchum.
Se le premesse iniziali del film sono abbastanza semplici, non sempre (anzi, quasi mai) sono chiare le motivazioni alla base delle scelte di Wilson; se all'inizio sembra interessato ad arricchirsi allo stesso modo di Kennedy, anche se vendendo armi al partito opposto, poi pare anteporre davanti a tutto l'amore per una donna (la moglie di Kennedy, tra l'altro) e la vittoria dei ribelli. Insomma, la storia risulta piuttosto sconclusionata e piena di forzature, che si rivelano necessarie  per cercare di tenere tutto assieme.
Del film si salva sostanzialmente l'ambientazione, anche se non sempre viene sfruttata a dovere. Un aspetto curioso di questo western atipico è che il protagonista del film non fronteggia i suoi avversari impugnando una pistola o un fucile, ma piuttosto lanciando granate (!). Le sparatorie, per certi versi uno dei capisaldi del genere, sono ridotte all'osso, e per lo più si tratta di scontri a fuoco tra l'esercito regolare e i ribelli. Non sono proprio terribili da vedere, ma appaiono alquanto confuse e in generale poco coinvolgenti.

In conclusione, si tratta di un western che riesce a intrattenere grazie al ritmo elevato, ma che non coinvolge, a meno che non siate dei fan sfegatati di Robert Mitchum, ma anche in questo caso ritengo che l'attore abbia dato il meglio in altri film.

STORIA: bella l'idea iniziale, ma lo svolgimento del plot è davvero troppo confuso. 5/10

PERSONAGGI: gli attori protagonisti interpretano i vari personaggi in maniera tutto sommato convincente; probabilmente non un Robert Mitchum al suo massimo. 6/10

PERSONAGGI FEMMINILI: c'è un unico personaggio femminile nel film, anche se il suo ruolo non è del tutto marginale. E inoltre dimostra una certa intraprendenza non particolarmente frequente tra i personaggi femminili nel cinema western. 6/10

SPARATORIE: come già detto, si tratta di un western atipico, e non ci sono vere e proprie sparatorie, ma diversi scontri a fuoco tra i regolari e i ribelli, che come detto, non mi hanno particolarmente convinto. Il protagonista non sparerà mai un colpo, limitandosi a lanciare qualche granata contro i suoi avversari: probabilmente in uno spaghetti western sarebbe stata una grande trovata, qui invece non viene sfruttato bene. 4/10


AMBIENTAZIONE: l'aspetto migliore del film, anche se non sfruttato a dovere. 7/10