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giovedì 5 giugno 2014

Downton Abbey - Terza stagione

Locandina della terza
stagione
Dopo una prima stagione celebrata come un capolavoro e una seconda stagione che è riuscita a mantenere alto il livello qualitativo della serie, nel 2012 viene trasmessa la terza stagione di Downton Abbey.

Questa nuova stagione inizia da dove si era interrotta la precedente, ossia il tanto atteso matrimonio tra Matthew e Mary, che viene celebrato non senza qualche tribolazione.
Infatti Robert, a causa di investimenti sbagliati, ha perso tutta la dote di Cora, e quindi rischia di perdere Downton Abbey. Nello stesso periodo Matthew scopre di essere l'unico erede dell'immensa fortuna posseduta dal padre di Lavinia; tale denaro sarebbe più che sufficiente a salvare la tenuta di famiglia, ma Matthew è intenzionato a rinunciare al denaro, e Mary ovviamente non la prende bene. Alla fine però cambierà idea e accetterà l’eredità, anche grazie a una lettera scritta dal padre di Lavinia, in cui si viene a sapere che era a conoscenza di ciò che Matthew aveva fatto a Lavinia, e che nonostante ciò aveva deciso di nominarlo suo erede. Quindi Downton Abbey è salva e Matthew incomincia a collaborare con Robert alla gestione della tenuta.
Nel frattempo la capocameriera Anna continua nelle sue indagini per scarcerare suo marito Bates, e alla fine ci riesce, anche se tra mille difficoltà. Infatti la vicina di casa della signora Bates, la signora Bartlett,alla fine testimonia in favore di Bates, che viene sollevato da ogni accusa.
Ma a ravvivare l'atmosfera a Downton Abbey c'è il forte contrasto nato tra la signorina O'Brian e Thomas, causato dall'assunzione come cameriere del nipote della signorina O'Brian.
Intanto Edith e sir Anthony si fidanzano, nonostante la poco velata opposizione dei parenti di lei. Vengono quindi fissate le nozze, ma proprio quando i due promessi sposi giungono di fronte all'altare, sir Anthony ci ripensa, gettando nella più completa disperazione Edith.
Ma la vera tragedia deve ancora verificarsi. Sybil e Branson giungono a Downton dopo che lo stesso Branson si era andato a cacciare in un brutto guaio in Irlanda, per cui Sybil è costretta a partorire lì. Quando giunge il momento del parto però,è subito evidente che qualcosa non va, e il dottor Clarckson, il medico di famiglia che rileva i  sintomi dell'eclampsia. Ma Robert, non fidandosi del dottore, ha chiamato un luminare della medicina, Sir Philip Tapsell, che invece dice loro che non c'è nulla di cui preoccuparsi. Sybil partorisce una bambina, ma nella notte muore proprio a causa di un attacco di eclampsia.

Il cast della terza stagione
A questa tragedia segue un periodo molto travagliato per l'intera famiglia, soprattutto per Robert: sua moglie Cora infatti lo incolpa della morte della figlia per non aver dato ascolto al dottor Clarckson, mentre Matthew comincia a criticare il modo in cui è gestita la tenuta. Ci sono poi attriti anche con Branson, che vuole un battesimo cattolico per la figlia.
Intanto nella "guerra" tra Thomas e la signorina O'Brian ha la meglio quest'ultima, tanto da riuscire quasi a far cacciare Thomas da Downton Abbey.
Lentamente però ognuna di queste tensioni si allenta: Cora e Robert si riappacificano, anche grazie all'intervento di Lady Violet, e anche i rapporti con Matthew e Branson. Edith comincia a lavorare come opinionista per un giornale, nonostante l'opposizione del padre, e conosce Michael Gregson (Charles Edwards), che si innamora di lei. Peccato però che sia già sposato… Inoltre Mary riesce finalmente a rimanere incinta.
Arriviamo così all'ultima puntata della serie: la situazione economica di Downton Abbey migliora grazie all'intervento di Matthew e Branson, e Mary partorisce un figlio maschio, ossia il futuro erede di Downton Abbey. Tutto sembra andare a gonfie vele, ma nelle ultime scene di questa stagione, assistiamo alla scioccante morte di Matthew in un incidente stradale.

Di certo non si può dire che questa stagione di Downton Abbey sia stata avara di colpi di scena. La morte di due personaggi importanti per la serie ha avuto e avrà importanti ripercussioni sulle prossime stagioni, soprattutto per quanto riguarda la morte di Matthew. Infatti sono molto curioso di vedere come un tale personaggio verrà rimpiazzato, perché diversamente da Sybil, che ha sempre avuto un ruolo più marginale, Matthew si può dire che è stato il protagonista principale, assieme a Mary, delle prime due stagioni.

Michael Gregson, interpretato da Charles Edwards,
è praticamente l'unico personaggio nuovo della serie.
Per il resto, mi sento di dire che la qualità a livello di recitazione, regia e sceneggiatura rimane molto alta, anche se in più di un occasione ho percepito alcune forzature a livello di sceneggiatura. Comunque nulla che pregiudichi l'ottimo giudizio che ho di questa stagione.
A differenza delle precedenti stagioni, le prime otto puntate della terza stagione si sviluppano in un range temporale di pochi mesi, dal Marzo del 1920 al Settembre dello stesso anno. Solo con l'ultima puntata, "Un viaggio nelle Highlands", si osserva un salto temporale più ampio, di circa un anno (si svolge infatti nel Settembre del 1921).
Mentre scrivevo queste righe mi sono soffermato a pensare alla figura di Edith e allo strano ribaltamento dei ruoli che si è generato al termine di questa stagione. Se alla fine della seconda stagione Edith appariva delle tre la sorella sfigata, dopo la morte di Sybil e Matthew viene invece da pensare che tutto sommato quella fortunata è lei, tanto che ha pure un corteggiatore.

Comunque , a parte questa personale osservazione di scarsa importanza, ritengo che proprio uno dei punti di forza della serie sia quello di aver creato dei personaggi che si possono amare o odiare, ma che è quasi impossibile che possano lasciare indifferenti gli spettatori. Per questo motivo appena mi sarà possibile andrò a vedermi la quarta stagione di questa splendida serie.

giovedì 29 maggio 2014

Infernalia - Books of blood - Volume one (1984)

Infernalia è il titolo italiano che si è scelto di dare al primo dei Libri di sangue pubblicato da Clive Barker nel 1984. Il libro è composto da cinque racconti anticipati da una sorta di breve prologo. All'epoca i Libri di sangue ebbero un immediato successo, e da diversi racconti sono stati tratti anche dei film, in alcuni casi diretti dallo stesso Clive Barker.
Ricordo di aver letto tanti anni fa uno dei Libri di sangue, e benché non abbia un ricordo molto nitido dei racconti contenuti in quel libro, mi è comunque rimasto un ricordo positivo di quanto avevo letto. Per questo motivo ho deciso di leggermi tutti i Libri di sangue, a partire dal primo.
Onestamente devo dire di essere rimasto abbastanza deluso; non tanto nelle storie in sé, che comunque non mi hanno fatto una grande impressione, o comunque non tanto da giustificare un tale successo, ma piuttosto nel modo in cui sono state scritte.

Clive Barker negli anni '80
Barker ha uno stile particolare, che però nel complesso mi ha parecchio infastidito; da un lato sembra ricercare un tono quasi aulico, ma fallisce non riuscendo a dare la giusta fluidità al testo e sembrando sempre un po' sopra le righe, mentre dall'altro lato si lascia andare in più di un'occasione a una fastidiosa sciatteria, soprattutto nelle descrizioni.
Per esempio nel racconto "Mai dire maiale" si trova questa frase:

 "Altri arrivarono da dietro l'angolo. Due ragazzi e un'infermiera, una creatura alquanto brutta."

Non dico che doveva dilungarsi in una descrizione ultra dettagliata dell'infermiera, ma un piccolo sforzo in più poteva farlo: è questo che intendo quando dico che a volte lo stile di Barker appare sciatto. Un altro esempio, tratto dall'ultimo racconto del libro, è il seguente: 

"La strada si andava rapidamente deteriorando, le buche diventavano crateri, le gibbosità facevano sussultare l'automobile come se le ruote passassero su corpi umani."

Perché fare un paragone di questo tipo? Non penso capiti molto spesso di passare con la macchina sopra dei corpi umani (o almeno, lo spero…), e quindi viene da pensare che l'abbia usata giusto per aggiungere un aspetto macabro in un punto del racconto dove ciò non era necessario.
Avendolo letto in italiano però, mi rimane il dubbio che parte di questo scempio dipenda da una traduzione fatta un po' con i piedi, e quindi mi riserbo di fare ulteriori valutazioni in merito dopo la lettura degli altri Libri di sangue.

Il libro si apre con un breve racconto intitolato "Il libro di sangue" (The book of blood). In questo breve preambolo viene narrata l'origine dei libri di sangue. In una imprecisata casa un falso medium finge di potersi mettere in contatto con i morti, fino a quando la barriera che divide la nostra realtà con l'aldilà non si squarcia e la stanza in cui opera il finto medium viene invasa da una lunga schiera di spiriti che hanno tanta voglia di comunicare le loro storie. E lo faranno, incidendo parola per parola le loro storie sul corpo del giovane malcapitato. Ritengo questo brano una delle cose migliori di questa antologia; purtroppo però il resto dell'opera raramente riesce a raggiungere la stessa qualità.

Il racconto successivo si intitola "Macelleria mobile di mezzanotte" (The midnight meat train): un misterioso ed efferato killer si aggira per New York mietendo vittime, preferendo svolgere tale attività all'interno dei vagoni ferroviari. Proseguendo nella lettura del racconto si scoprirà che l'uomo è al servizio di una nutrita schiera di esseri mostruosi che si cibano di carne umana e vivono nelle profondità di New York. La storia è abbastanza piacevole da leggere nonostante i continui cambi di punto di vista che un po' disturbano, ma nel complesso non mi ha particolarmente entusiasmato, più che altro per il finale che ho trovato piuttosto scontato. Nel 2008 da questo racconto è stato tratto il film Prossima fermata - L'inferno.

Locandina del film tratto da
Macelleria mobile di mezzanotte
Segue "Il Ciarliero e Jack" (The Yattering e Jack). A un demone viene assegnato un compito all'apparenza molto semplice: far cadere nella più completa disperazione un uomo che pare essere insignificante. In realtà l'uomo è tutt'altro che un ingenuo e per il demone il compito si dimostrerà davvero arduo…  Anche dopo aver completato la lettura del racconto faccio fatica a capire se si tratta di un racconto comico o di un racconto dell'orrore. Nel primo caso direi che il racconto non è affatto male, perché ci ho trovato diversi spunti comici che sono riusciti a strapparmi qualche sorriso. Un problema che ho riscontrato e che non mi ha permesso di godermi fino in fondo il racconto è che l'autore rivela quasi subito il "trucco" attorno al quale si svolge la storia, quando invece avrebbe fatto meglio ad attendere il finale.

Il titolo originale del quarto racconto è Pig blood blues, ma in italiano si è deciso di tradurlo in "Mai dire maiale". Ma che cavolo di titolo è? Perché non lasciare il titolo originale? Comunque, a parte questo, nella storia un ex poliziotto viene assunto in un riformatorio dove però si accorge fin da subito che accadono fatti strani, che ruotano intorno a un enorme maiale in cui si è reincarnato un ex inquilino del riformatorio. Questa è la storia che mi è piaciuta di meno, anche perché penso che in questo caso l'autore non è stato in grado di sfruttare al meglio il contesto della prigione che di solito offre ottime possibilità e spunti nel genere horror. Ritengo che la storia poteva essere approfondita di più e sviluppata meglio, magari con un finale un po' meno prevedibile.

Il penultimo racconto si intitola "Sesso, morte e stelle" (Sex, death and starshine). La storia si svolge all'interno dell'Elysium Theather in cui si sta per svolgere la sua ultima rappresentazione prima di essere chiuso per sempre. Per tale occasione, vecchi attori e impresari che nel passato avevano fatto grande il teatro, ritornano in vita per dare una degna "morte" all'Elysium. Personalmente il migliore racconto di questa antologia; per carità, non si tratta di nulla di straordinario, ma l'ho trovato ben equilibrato e in generale il più curato dell'antologia.

Copertina dell'edizione italiana
di Infernalia.
Sesto e ultimo racconto dell'antologia è "In collina, le città" (In the hills, the cities): ambientato nella ex Jugoslavia, descrive una singolare sfida tra due cittadine confinanti dell'entroterra. In sostanza ogni dieci anni l'intere popolazione di ciascuna città si riunisce per formare un gigante dalla forma umana, formato dai corpi dei cittadini che si vanno a legare fra loro per formare i tessuti e gli organi del gigante. Poi, una volta formati, i due giganti si dovranno sfidare in combattimento. Nel racconto però qualcosa va storto nell'assemblaggio di uno dei giganti, che collassa subito su se stesso uccidendo tutti gli abitanti, mentre l'altro gigante fugge via in preda alla follia. E tutto questo sotto gli occhi di una coppia americana in vacanza nell'ex Jugoslavia…
A mio parere è l'unico racconto in cui si avverte una forte dose di originalità, che poteva essere davvero un gran bel racconto se fosse stato narrato con maggiore cura, magari evitando di soffermarsi un paragrafo sì e un paragrafo no sui i soliti cliché del genere horror. C'è chi è riuscito a dare una lettura politica all'intero racconto: qui per esempio potete trovare un bell'articolo che mette in relazione il racconto con il concetto di Stato sviluppato da due diversi filosofi, Hobbes e Schmitt.

In definitiva è stata una lettura abbastanza deludente, e da questo punto di vista il fatto che si sia trattato di un'antologia mi ha sicuramente aiutato ad arrivare alla fine del libro. Comunque non ho problemi ad ammettere che gli ultimi due racconti sono riusciti a risollevare in parte l'opinione che mi sono fatto di questo primo Libro di sangue.

È comunque il primo di una serie di libri, che ho comunque intenzione di provare a leggere, nella speranza che la qualità dei racconti migliori.

sabato 10 maggio 2014

Downton Abbey - Seconda stagione

Locandina della seconda stagione
Dopo il grande successo della prima stagione, la serie TV "Downton Abbey" torna a raccontare le storie che coinvolgono la famiglia Crowley e la loro servitù nella seconda stagione della serie.
Riuscirà questa seconda stagione ad essere all'altezza della prima?

Trama e personaggi
Come nella prima stagione, anche le otto puntate (più lo speciale natalizio) di questa stagione coprono un lasso di tempo molto ampio: addirittura più di tre anni, iniziando nel bel mezzo della prima guerra mondiale (1916) fino al natale del 1919.
Durante la guerra, anche l'aristocrazia deve fare la sua parte e a Downton Abbey non si tirano indietro, tanto che la famiglia Crowley accetta di trasformare la loro dimora di campagna in un convalescenziario, e di aiutare in prima persona i feriti che vi vengono ricoverati. In questo scenario vediamo muoversi i personaggi che abbiamo imparato a conoscere nella prima serie, ai quali già nelle prime puntate, si vanno ad aggiungere nuovi personaggi che avranno un ruolo importante nello svolgersi degli eventi.
Mary e Matthew, a un passo dal fidanzamento alla fine della prima stagione, si ritrovano invece fidanzati  rispettivamente con Richard Carlisle (Iain Glen) ricco uomo d'affari in campo editoriale e Lavinia Swire (Zoe Boyle), figlia di un importante avvocato londinese. Come è facile aspettarsi, entrambi i fidanzamenti risulteranno particolarmente burrascosi, specialmente quello tra Mary e Richard Carlisle. Un altro fidanzamento poi turberà la vita di Downton Abbey: quello tra Sybil e Branson (Allen Leech) l'autista della famiglia Crowley, già visto durante la prima stagione, che nonostante la differenza di classe vogliono a tutti i costi sposarsi.
Per quanto riguarda la servitù, a rubare la scena sarà il burrascoso "triangolo amoroso" tra il signor Bates, sua moglie Vera (Maria Doyle Kennedy) e la capocameriera Anna, fortemente intenzionata a sposare il signor Bates. Abbiamo poi il ritorno di Thomas, prima nelle vesti di infermiere, e poi a guerra finita verrà reintegrato tra la servitù.
La guerra non miete molte vittime a Downton Abbey, eccetto per Matthew, che si ritroverà su una sedia a rotelle, e per il povero William, che in punto di morte riuscirà a sposare Daisy (quasi costretta dalla signora Patmore a fare il grande passo).
Con la fine della guerra, anche Downton Abbey cercherà di tornare alla normalità, ma i cambiamenti che hanno avuto luogo negli ultimi anni si riveleranno in gran parte irreversibili.

Due nuovi importanti personaggi della serie:
Lavinia Swire e Richard Carlisle.
Analisi e commenti
Anche per questa stagione la sceneggiatura è stata affidata alle sapienti mani di Julian Fellowes, creatore della serie, e il risultato è sotto gli occhi di tutti: nove puntate ben orchestrate in cui ogni sottotrama si incastra con una naturalezza quasi disarmante. A livello di sceneggiatura gli unici punti deboli riguardano un certo eccesso di buonismo, soprattutto tra padroni e servitù, che il contesto della guerra solo in parte giustifica, e una serie di svolte nella trama che mi sono apparse un po' troppo brusche. Per esempio la morte di Lavinia sembra essere una forzatura per eliminare  dalla storia un personaggio diventato scomodo, ovviamente ai fini della trama, oppure la velocità con cui Matthew cambia idea e decide di sposare Mary lascia un po’ confusi. Un'altra questione che non reputo negativa ma che mi ha lasciato un po' perplesso è la scelta di concentrare in poche puntare eventi che si verificano in un margine temporale molto ampio (quasi sei anni, se si considerano le prime due stagioni): è una cosa che guardando la serie non si nota molto, soprattutto a livello dei personaggi, che non sembrano subire più di tanto il passare del tempo.
Il signore e la signora Bates.
In generale tutti gli attori si dimostrano all'altezza della sceneggiatura, anche se a mio parere la migliore interpretazione è quella di Michelle Dockery, nei panni di Mary, abile nel mostrare tramite sguardi e atteggiamenti lo stravolgimento interno che il personaggio subisce a causa dell'amore non corrisposto per Matthew, e allo stesso tempo a causa del matrimonio con Carlisle organizzato per sfuggire allo scandalo. Ottima anche l'interpretazione di Laura Carmichael nei panni di Edith, che nel corso delle puntate deve subire una delusione amorosa dietro l'altra.
Come nella prima stagione, anche in questa Fellowes inserisce nello svolgersi delle puntate dei riferimenti a fatti realmente accaduti: oltre allo svolgersi della prima guerra mondiale di cui abbiamo già accennato, viene spesso tirato in ballo il famoso Scandalo Marconi, un episodio di corruzione politica che ebbe una grande risonanza in Gran Bretagna e che nella serie vedrebbe coinvolti Richard Carlisle e Lavinia. Inoltre anche la famosa epidemia influenzale del 1918, la famigerata“Spagnola”, farà la sua triste comparsa nelle ultime puntate della stagione, stravolgendone la trama.

Conclusione
Probabilmente il livello raggiunto dalla prima stagione è inarrivabile, ma anche questa seconda stagione è di ottima fattura e merita di essere vista, soprattutto se vi è piaciuta la prima stagione. Il finale inoltre offre una serie di interessanti spunti che rendono la terza stagione della seria fortemente attesa.

sabato 3 maggio 2014

Downton Abbey - Prima stagione

Introduzione
Julian Fellowes, ideatore della serie
La prima stagione di Downton Abbey è stata trasmessa per la prima volta nel 2010; in precedenza, il produttore esecutivo Gareth Neame chiese a Julian Fellowes di scrivere la sceneggiatura per una serie TV a partire da un romanzo dello stesso Fellowes pubblicato nel 2004 e intitolato Snob. Tale romanzo per la verità è incentrato sulla moderna aristocrazia britannica, e solo in secondo momento Fellowes decise di ambientare la nuova serie TV nell'età post edoardiana, dando di fatto vita a questa serie TV.
Fin dalla prima messa in onda nel Regno Unito e poi negli Stati Uniti, la serie prodotta dalla Carnival Films e dalla Masterpiece non ha fatto altro che ottenere elogi e i favori della critica, vincendo anche numerosi premi, tra cui l'Emmy e il Golden Globe per la migliore miniserie dell’anno, e il Guinness World  Record per essere stata la serie inglese più acclamata dalla critica nel 2011.

Trama, ambientazione e personaggi 
La serie è ambientata a Downton Abbey nello Yorkshire, tenuta di campagna della famiglia Crawley, capeggiata dal conte e dalla contessa di Grantham, rispettivamente Robert Crawley (Hugh Bonneville, ottimo attore teatrale ma con alle spalle anche numerose apparizioni cinematografiche e televisive) e Cora Crawley (interpretata da Elizabeth McGovern, attrice americana con alle spalle anche una candidatura all'Oscar come attrice non protagonista). La coppia, che appare fin da subito molto affiatata,  ha tre figlie: Mary (Michelle Dockery), la maggiore, Edith (Laura Carmichael) e Sybil (Jessica Brown-Findlay), la più giovane. Mary e Edith semplicemente si odiano, mentre la giovane Sybil appare fin da subito il componente della famiglia dalla mentalità più aperta e quindi pronta ad accettare gli enormi cambiamenti che il futuro ha in serbo per loro.

La prima stagione si sviluppa in un arco di tempo di due anni, a partire dalla fatidica data del 15 Aprile 1912, quando l'RMS Titanic affonda nelle acque dell'Oceano Atlantico. La notizia porta un grosso scompiglio all'interno della famiglia Crawley, perché nel naufragio perdono la vita il cugino del conte, James Crawley, ma soprattutto il di lui figlio Patrick, l'erede designato della tenuta di Downton Abbey. Il nuovo erede diventa quindi Matthew Crawley (Dan Stevens) un cugino di terzo grado della famiglia Crawley che fa l'avvocato a Manchester, e quindi è del tutto estraneo alle abitudini aristocratiche in vigore nella tenuta. Ovviamente l'intera famiglia, a partire dalla Contessa Madre Violet (interpretata da una strepitosa Maggie Smith, già vincitrice di due premi Oscar e  molto famosa per la partecipazione alla fortunata saga di Harry Potter), ma anche la stessa servitù non accoglie con felicità la nuova situazione, soprattutto a causa della bassa estrazione sociale di Matthew e della madre Isobel (Penelope Wilton). In realtà, ben presto Matthew si rivelerà un buon erede e a quel punto la famiglia Crawley non nasconderà il desiderio di maritare la figlia maggiore Mary proprio con Matthew. Ma come c'è da aspettarsi, non sarà tutto così semplice.

Il cast al completo della prima serie
Tuttavia Downtown Abbey non è abitata solo dalla famiglia Crawley, ma anche da una folta schiera di servi, il vero motore dell'intera tenuta, e le cui vicende si dimostreranno non meno interessanti di quelle dei loro padroni. Anzi, è proprio tra questi che probabilmente si trovano i personaggi più riusciti della serie. A capo della servitù troviamo il signor Carson (Jim Carter) e la signora Hughes (Phyllis Logan), mentre ad assistere personalmente il conte e la contessa di Grantham  ci pensano rispettivamente John Bates (Brendan Coyle) e Sarah O'Brien (Siobhan Finneran). Il personaggio di John Bates è di notevole importanza perché intorno alla sua figura si svilupperanno diverse sottotrame, che si estenderanno anche alle stagioni successive. Sarà infatti protagonista della travagliata storia d'amore con la capocameriera Anna (Joanne Froggatt), ma dovrà anche vedersela con il cameriere Thomas (Rob James-Collier), che brama per il suo posto di valletto del conte e che è costantemente fiancheggiato dalla signora O'Brien. Un'altra vittima delle angherie di Thomas è il cameriere William (Thomas Howes), segretamente innamorato della sguattera Daisy (Sophie McShera), la quale però non ricambia tale sentimento, avendo occhi solo per Thomas. Infine, una figura perennemente presente è quello della cuoca, la signora Patmore (Lesley Nicol).
 Come detto all'inizio le sette puntate che compongono questa stagione coprono un arco di circa due anni, e infatti terminano con l'annuncio dell'entrata in guerra del Regno Unito nella Prima Guerra Mondiale nel 1914.

Commento e analisi
Il successo della serie è dovuta sicuramente alla solida sceneggiatura che nel complesso non mostra particolari punti deboli, e da un cast di ottimo livello in grado di dare il giusto spessore ai vari personaggi che affollano Downton Abbey. Del resto, sul versante della sceneggiatura  Julian Fellowes è una sorta di garanzia, soprattutto se si parla di storie ambientate nell’Inghilterra della prima metà del secolo scorso; stiamo infatti parlando dello stesso Julian Fellowes autore dello splendido Gosford Park, diretto da Robert Altman nel 2001. E' evidente l'enorme passione e amore di Fellowes verso questo periodo storico, a partire dalle tradizioni aristocratiche ma anche della vita che conducevano i domestici, e quindi dei vari livelli di interazione tra questi due mondi così distanti ma allo stesso tempo molto vicini, tanto da convivere praticamente sotto lo stesso tetto. Tutto questo si riflette in una straordinaria cura nei dettagli a livello scenografico ma anche come sceneggiatura, e tutto ciò non fa altro che facilitare ancora di più l'immedesimazione da parte dello spettatore nel contesto della storia.
Inoltre l'ampia varietà di personaggi ottimamente messi in scena fa sì che sia impossibile non trovare un personaggio con cui empatizzare e di cui si incomincia a prendere a cuore il suo destino. Non solo: ognuna delle numerose linee narrative che si sviluppano durante le sette puntate di queste stagione sono in grado di risvegliare un forte interesse nello spettatore.
Locandina della prima stagione

Un altro punto di  interesse a favore di questa serie è la scelta del periodo storico in cui ambientarlo: non solo sconvolto da eventi drammatici e devastanti come la prima guerra mondiale, ma anche reso tumultuoso da imminenti cambiamenti sociali, che comprendono questioni più frivole come nuovi modi di vestire ma anche temi molto più importanti come l'emancipazione femminile o il suffragio universale. C'è chi ha visto in Downton Abbey una celebrazione della netta divisione di classe dell'epoca edoardiana, anche perché Julian Fellowes è un noto conservatore, ma secondo me la lettura che si può dare a questa serie TV è in un certo senso l'opposto. In realtà Downton Abbey celebra l'eterna lotta tra una visione più reazionaria e arroccata sulla difesa di tradizioni e privilegi, e un approccio orientato a ricercare le potenziali ricompense che il progresso sembra prometterci. In quest'ottica, Downton Abbey è in realtà una serie TV molto attuale, soprattutto per noi italiani, che in un dualismo del genere ci viviamo giornalmente.


Conclusione
In conclusione, ritengo la prima stagione di Downton Abbey un ottimo prodotto, grazie a una miriade di personaggi interessanti, una storia ben scritta senza cali di ritmo o evidenti buchi logici nella sceneggiatura, e una messa in scena superba.

È quindi ovvio che la visione della prima stagione non è solo fortemente consigliata, ma per gli amanti del genere è addirittura una visione obbligatoria. E una volta vista, sarà inevitabile per voi andare alla ricerca della seconda stagione.